Clotilde Bertoni: “Scandalo Banca Romana ambivalente ed estremo”

Il 20 dicembre del 1892, con il suo discorso alla Camera, il deputato Napoleone Colajanni squarciò il velo su quello che sarebbe passato alla storia come lo Scandalo della Banca Romana. Una storia di investimenti scriteriati, di concessioni creditizie senza garanzie a favore di industriali e imprenditori edili. A cui si aggiunsero l’emissione illecita di banconote per nascondere gli ammanchi di cassa e gli abusi perpetrati dal governatore Tanlongo e dai suoi più stretti collaboratori nella gestione finanziaria dell’istituto.

Scandalo della Banca Romana
Fonte: mulino.it

Uno scandalo istituzionale tra i più memorabili a cui Clotilde Bertoni, docente di Teoria della Letteratura all’Università di Palermo, ha dedicato il suo ultimo saggio intitolato “Romanzo di uno scandalo. La Banca Romana tra finzione e realtà” (Il Mulino).
L’autrice parte dall’analisi minuziosa dei fatti storici per studiare la loro rappresentazione nell’abbondante produzione narrativa alimentata dallo scandalo. Il saggio rappresenta la prosecuzione di un lavoro iniziato «anni fa, quando ho intrapreso lo studio dell’interazione tra giornalismo e letteratura – spiega la professoressa Bertoni – occupandomi della rappresentazione degli scandali nei due campi, e su come si contaminino in relazione ai fatti di attualità più sconvolgenti». In nome di questa ricerca «ho dedicato un saggio al caso di Wilma Montesi», la ragazza trovata morta nel 1953 sul lungomare di Torvajanica, e «adesso mi sto occupando dell’affaire Dreyfus».

 

Scandalo della Banca Romana tra letteratura e giornalismo

Per scrivere della Banca Romana «ho intrapreso un lavoro di prima mano – spiega l’autrice del saggio – consultando fonti d’archivio e anche materiale fino ad ora dimenticato». L’unico modo per evitare l’errore insito in molte opere di non-fiction. «Non si occupano di ricostruire i fatti, che invece sono fondamentali per capire come la finzione reinterpreta la storia», precisa la professoressa Bertoni. Il risultato del suo lavoro è un saggio diviso in tre parti. «La prima affronta il discorso tra letteratura e politica; la seconda analizza con attenzione i fatti storici; nella terza mi occupo del rapporto tra lo scandalo e la letteratura».

Mediante le sue ricerche, l’autrice ha potuto constatare come «la rappresentazione dello scandalo fatta all’epoca dal giornalismo sia legata alla specificità contingente dei fatti. L’approccio è critico, a volte acre e satirico, ma non va molto in profondità. Solo L’Asino, Il Secolo e il Don Chisciotte affrontano l’argomento con un approccio più forte e mordace».

«Nella letteratura invece ci sono tre modi di agire», prosegue la professoressa Bertoni.
«Ci sono i romanzi a chiave che inseguono i fatti travestendoli, cambiando i nomi dei protagonisti reali, che rimangono comunque decifrabili». In questo caso si tratta di opere che «esprimono un giudizio sull’immediatezza» e «sono prigioniere dei criteri letterari».

Poi ci sono «i romanzi con approccio monologico; a tesi. Con una visione della realtà precostituita, che neutralizza i fatti». E in fine ci sono «i romanzi molto famosi come Rome di Émile Zola e I vecchi e i giovani di Luigi Pirandello che includono lo scandalo nella trama. A questi si aggiungono opere meno note come Le ostriche di Carlo Del Balzo e I corsari della breccia di Filandro Colacito, che hanno un approccio letterario più complesso. Non si schiacciano sui fatti, non s’imbrigliano in una tesi, ma interagiscono con le vicende dello scandalo, traendo da loro ispirazione per cogliere ambiguità e contraddizioni».

Vignetta di Gabriele Galantara – L’Asino

Scandalo della Banca Romana: le due facce della democrazia parlamentare

Sono molti i motivi che hanno spinto la professoressa Bertoni ad occuparsi della Banca Romana. E non vanno solo ricercati nella portata dell’evento che alla fine dell’Ottocento coinvolse stelle di prima grandezza della politica italiana coma Crispi e Giolitti, mostrando all’opinione pubblica i misfatti compiuti da un’intera classe dirigente.

«Il caso della Banca Romana è uno scandalo molto importante. Per cominciare è tutto parlamentare perché coinvolge con responsabilità molto forti uomini di governo e politici. Ma, cosa meno scontata, è uno scandalo denunciato e sollevato in Parlamento. Inoltre, se non viene insabbiato è sempre grazie all’iniziativa di alcuni parlamentari. Chi denunciò l’accaduto apparteneva alla sinistra estrema – continua la professoressa Bertoni – e tra questi c’erano ex garibaldini che credevano fortemente nella democrazia rappresentativa. Decisero di lottare attraverso il Parlamento per ridagli forza. Con la loro azione mostrarono la forza insita nella democrazia parlamentare». Ne emerge un quadro «ambivalente». Da un lato ci sono «le infamie del sistema parlamentare, con una storia di corruzione, concussione e collusione». E dall’altra ci sono deputati impegnati strenuamente nel pretendere che venga fatta giustizia.

Ma non è tutto. Ci troviamo difronte ad «uno scandalo estremamente grave perché alla fine viene insabbiato tutto. È impressionante – afferma la professoressa Bertoni – che al termine del processo tenuto nel 1894, gli accusati, pur essendo colpevoli in flagranza, vengano tutti assolti. Una sentenza che mostra la collusione tra giustizia e politica. Una situazione estrema – conclude – che gettò grande discredito sull’intera classe dirigente».

Michele Lamonaca

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