La ballata di Buster Scruggs: la frontiera violenta del West

Il film dei fratelli Coen potrebbe sembrare una celebrazione divertita del cinema western con la riproposizione sistematica di tutti i suoi sottogeneri. I sei episodi di “La ballata di Buster Scruggs” offrono una carrellata che dall’italica intuizione dello spaghetti western procede per direttissima verso il western epico di John Ford. Tra personaggi ed eventi è facile riconoscere i topos della letteratura western sui quali sono incardinati gli episodi.

La ballata di Buster Scruggs
La ballata di Buster Scruggs – La giovane che si spaventò – Fonte: auralcrave.com

Un omaggio alla short story e allo storytelling

Il pistolero più veloce del west, la rapina in banca con impiccagione, l’impresario con il suo spettacolo errante, il cercatore d’oro, la carovana di coloni e il viaggio in diligenza hanno un unico comun denominatore: la violenza come fondamento nella nascita della nazione americana. Filo invisibile che lega le storie del film e tema ricorrente nel cinema dei Coen, che in questo caso viene inizialmente affrontato con la comicità deforme di Fargo, per poi deviare verso il realismo della trasposizione cinematrogafica del romanzo di Cormac Mccarthy, Non è un paese per vecchi.

La gestazione artistica che ha portato nelle sale cinematografice La ballata di Buster Scruggs nasce dall’intento letterario dei due autori i quali, dopo aver scritto «un’antologia di racconti western», sono riusciti finalmente a sublimare la loro passione per «i film a episodi, specialmente quelli italiani degli anni Sessanta». La sceneggiatura dei Coen è principalmente un atto d’amore verso la short story – genere per eccellenza della letteratura americana, – e per il suo derivato musicale, ovvero la ballata, presente in maniera significativa per tutta la durata della pellicola.

L’intenzione degli autori è chiara fin dai titoli di apertura, quando una mano sfoglia il libro “La ballata di Buster Scuggs e altre storie della frontiera amercana”. La stessa mano che preannuncia ogni racconto soffermandosi prima sull’illustrazione che ne precede la pagina iniziale, e poi su quest’ultima, con il titolo della storia in bella vista.

L’opera dei Coen è una dedica sentita all’arte dello storytelling, vero e proprio rituale a cui si aggrappavano cowboy e coloni riuniti attorno al fuoco, nell’oscurità della notte, per esorcizzare la paura, la solitudine e la malinconia dei loro viaggi nelle immense distese del Nuovo Mondo alla ricerca di una vita migliore.

Prima dei libri stampati, furono la tridizione orale e quindi i racconti il mezzo espressivo che aiutò quel popolo nascente a costruire il suo immaginario collettivo e a conservare memoria di una migrazione di proporzioni bibliche, costata un numero incalcolabile di vite. Un atto brutale che riuscì a dominare in poco tempo la natura impervia e selveggia di quelle terre e le popolazioni indigene.
La conquista della frontiera ha contribuito enormemente a quella spirale di sangue che ancora oggi connota il destino del popolo americano, dando l’impressione che l’uso della forza e la sua brutalità siano per sempre inscritti nel suo dna. La ballata di Buster Scruggs racconta l’epopea western per quello che è stato davvero: un compendio di eroismo e di brutalità mescolati dal caso come i dadi da gioco.

La ballata di Buster Scruggs
La ballata di Buster Scruggs – Fonte: cineon.it

Il grottesco e le leggi del caos

I primi due episodi – La Ballata di Buster Scruggs e Vicino Algadones – presentano le caratteristiche salienti del cinema sfornato in tutti questi anni da Joel ed Ethan Coen. Facce caricaturali, scelte e truccate con estrema attenzione, e situazioni grottesche mettono in scena parodie vorticose. La prima è dedicata ai duelli tra cowboy desiderosi di conquistare il titolo di pistola più veloce del West.

Uno di questi è Buster Scruggs, pistolero canterino, propenso a trasformare le sue gesta in ballate picaresche, tanto da meritare il soprannome di «Usignolo di San Saba». Lesto di lingua e di mano, che si tratti dei banditi in una topaia di locanda o del prepotente seduto al tavolo da poker, Scruggs si sbarazza dei suoi avversari con la rapidità e il genio del nostro Trinità. Ma ogni pistolero che si rispetti tiene sempre a mente quell’adagio infallibile che recita:”c’è sempre qualcuno più veloce di te”. E questo vale anche per Scruggs, le cui avventure terrene si concludono con una pallottola in fronte, rimediata con sua grande sorpresa nel più classico dei duelli in strada, contro lo straniero vestito di nero giunto in paese per accrescere la sua fama.

La ballata di Buster Scruggs
La ballata di Buster Scruggs – Vicino Algadones – Fonte: shivaproduzioni.com

Nel secondo episodio un giovane rapinatore assalta una banca, piantata nel deserto del New Mexico senza nient’altro attorno, come in un quadro di de Chirico. Purtroppo per il ragazzo il vecchio bancario si rivela un uomo pieno di rorse, compresa l’armutura di pentole e padelle che gli permette di avere la meglio. Al suo risveglio, il giovane rapinatore si ritrova in groppa al suo cavallo con la corda al collo, fissata ad un balbero dopo regolare processo, come gli spiega lo sceriffo in compagnia dei suoi aiutanti. Il destino del ragazzo sembra segnato ma il West è un luogo sterminato, governato dalle leggi del caos che assegnano alle coincidenze più strambe elevate probabilità di riuscita.
Il protagonista ne sembra cosapevole. Affronta l’esecuzione ormai prossima e ciò che gli capiterà in seguito con distaccata ironia. Ed ecco che un gruppo di Comanche sbucati dal nulla stermina sceriffo e aiutanti, risparmiandogli la vita. Ma il suo cavallo ha fame e avanzando sul terreno per mangiare ciuffi d’erba tende pericolosamente la corda.

Per fortuna viene salvato da un mandriano che si trova casualmente a passare da quelle parti. Ma altri cavalieri appaiono all’orizzonte e si scopre che le bestie sono rubate. Il ragazzo, catturato, viene condannato a morte per furto di bestiame da un giudice frettoloso. E così si ritrova per la seconda volta nello stesso giorno con il cappio al collo, questa volta sul patibolo allestito nella piazza di una ridente cittadina. «È la pima volta?» chiede con un sorriso beffardo all’altro condannato piagnucolante. Tra il pubblico c’è una bella ragazza ma il cappuccio fa calare il buio su quella visione celestiale. Il West ha deciso il suo destino. La casualità degli eventi, come il lancio della monetina, ha detto croce: il cappio si stringe fino a rompere le ossa del collo e la gente esulta.

L’avidità dell’uomo bianco

Nei due successivi episodi intitolati La pagnotta e Al Canyon tutto d’oro i Coen smettono di ricercare espressamente il grottesco. Gli basta raccontare con realismo l’uomo bianco per mostrare la sproporzione bestiale delle sue azioni mosse dall’avidità.

Nel primo caso un vecchio impresario si muove di villaggio in villagio sul suo carro assieme all’attore – un ragazzo senza gambe e braccia raccattato nelle strade di Londra – a cui deve i suoi guadagni.
Il giovane è un mezzo busto pieno di talento che recita un monologo intitolato “Il tordo senza ali“. L’impresario lo accudisce ma non gli rivolge mai la parola. Per lui quell’abbozzo di essere umano è solo un fenomeno da baraccone con cui guadagnarsi la pagnotta. Gli affari vanno male e il vecchio non fa nulla per nascondere il risentimento verso l’attore. La magia del treatro e un monologo appassionato in cui trovano spazio il sonetto di Shelley, Ozymandias, e il discorso di Gettysburg di Abramo Lincoln, non bastano a riscaldare i cuori di uomini e donne imbruttiti dentro e fuori da un’esistenza al limite.

Una sera senza incasso il vecchio impresario scopre che gli abitanti del villaggio si sono radunati in massa per assistere allo spettacolo del gallo che sa far di conto. Acquistato il pennuto dal suo concorrente, il vecchio si rimette in viaggio con il ragazzo, poi si ferma vicino a un fiume, ne saggia la profondità con un grande masso, e quando si rimette in marcia l’unico essere vivente a fargli compagnia è il gallo.

La ballata di Buster Scruggs
La ballata di Buster Scruggs – La pagnotta – Foto: Netflix

L’episodio Al Canyon tutto d’oro si apre sul «cuore verde» di una vallata. Grandi montagne sullo sfondo, alberi rigogliosi e un giovane cervo che si abbevera dal torrente tra due sponde erbose.
La splendida cartolina della natura immacolata del Nuovo Mondo sarà ben presto deturpata dall’uomo bianco. Un vecchio cercatore d’oro sbuca nel canyon, osserva lo spettacolo estasiato ma solo per un attimo, e poi si fionda a scavare buche sulle sponde del torrente e a setacciare la terra strappata a quel pardiso per trovare il filone d’oro che lo renderà ricco. La natura lo nutre con i pesci e le uova di uccello, e intanto scava trasformando la vallata in una volgare gruviera, mentre ripete a se stesso:«Signor filone, attento! Sto arrivando».

Passano i giorni e finalmente trova il punto giusto. Scava una fossa profondissima ed ecco la striscia d’oro tanto desiderata. Ma alle sue spalle, dal nulla, compare un altro uomo. Un ragazzo dalla faccia butterata che ha aspettato l’attimo giusto e che adesso è lì per riscuotere, piazzando un proiettile nella schiena del vecchio. L’anziano si finge morto e aspetta anche lui l’attimo giusto per uccidere il suo assalitore.

La ferita non ha colpito organi vitali. Così ha la forza di seppellire il giovane in una delle tante buche e tornare sulla sua strada con due sacche piene d’oro. Dietro di sè lascia morte e distruzione, mentre il giovane cervo osserva frastornato l’opera dell’uomo.

La ballata di Buster Scruggs
La ballata di Buster Scruggs – al Canyon tutto d’oro – Fonte: dailybest.it

In viaggio verso la felicità

Nell’episodio La giovane che si spaventò le vicende di Alice Longabaugh offrono ai fratelli Coen lo spunto per raccontare il viaggio di una carovana di coloni diretta verso nuove terre da abitare e coltivare, attraversando le immense praterie dove è facile perdersi come nell’Oceano. Un viaggio verso la felicità pieno di insidie, dove le leggi del caos e l’accidentalità degli eventi che governano il West entrano in gioco per decretare la vita o la morte dei pionieri sulla base di dettagli in apparenza insignificanti.

Lungo il tragitto la giovane Alice perde il fratello ucciso dal colera ma trova il suo futuro marito nella figura del signor Bill Knapp, guida della carovana assieme al signor Arthur. Knapp accorre in soccorso della ragazza, rimasta senza denaro e in balia dell’inserviente a cui deve quattrocento dollari. Bill e Alice, entrambi di animo gentile e dai modi compiti, riconoscono l’uno nell’altro l’anima gemella con cui raggiungere l’Oregon, sposarsi, ottenere 640 acri di terra come vuole la convenzione del 1872 e mettere su famiglia.

La ballata di Buster Scruggs – La giovane che si spaventò – Fonte. Mymovies.it

Il sentimento tenero e pieno di rispetto che li unisce non ha fatto i conti con la feroce imprevidibilità del West. Allontanatasi dalla carovana per recuperare il cagnolino del fratello, abbandonato qualche giorno prima perchè abbaiava troppo, Alice viene raggiunta dal signor Arthur che un secondo dopo scorge in lontananza un gruppo di indiani pronti all’assalto. I due si riparano in un fosso. Il signor Arthur è pronto ad affrontare la battaglia, ma intanto consegna una pistola nelle mani di Alice, affinchè la giovane metta fine alla sua vita in caso di capitolazione, per evitare stupro e torture.

L’esperienza e il coraggio del signor Arthur sembrano avere la meglio, ma l’ultimo degli indiani lo colpisce in pieno. La guida, fingendosi morta, riesce ad uccidere l’aggressore con un colpo di pistola. Ma gli tocca scoprire il corpo senza vita di Alice. Vedendosi prossima alla cattura, la giovane si è sparata un colpo alla testa come le aveva detto il cowboy, che adesso è costretto a tornare verso la carovana in compagnia del cagnolino, senza avere la minima idea su cosa dire a Billy Knapp.

La vita è come un viaggio in diligenza

Nel film dei Coen non poteva mancare il viaggio in diligenza. Altro luogo imprescindibile della letteratura western di cui gli autori fanno un uso originale. L’espisodio Le spoglie mortali è una riflessione sulla forma ultima di  violenza che l’umanità intera è costretta a subire: l’ineluttabilità della morte. Evento che sopraggiunge inspiegabile nonostante gli sforzi interpretativi compiuti dall’uomo.

I cinque passeggeri hanno un gran parlare sulle categorie a cui sono riconducibili gli individui, obbligandoli ad un’inevitabile discussione sul senso della vita. Per il cacciatore di pelli gli uomini sono tutti uguali, come i castori o i furetti. La signora in viaggio per ricongiugersi al marito, esimio docente di etica ed “igiene morale” che non vede da tre anni, considera valide solo due categorie, le persone per bene e i peccatori, così come insegna la Bibbia. Il giocatore di poker, di nazionalità francese, sembra il più ragionevole: l’animo umano è mutabile a seconda delle circostanze e pertanto ritiene impossibile inquadrarlo in categorie predefinite.

Quanto ai due cacciatori di taglie, che hanno caricato tra i bagagli il frutto del loro ultimo lavoro, quella di riscuotore la taglia è l’unica preoccupazione meritevole di attenzione. Tocca a loro due ricordare a tutti gli altri l’insondabilità dell’esistenza e l’inevitabilità di un finale già scritto. Il più giovane dei killer, a cui spetta il compito di distrarre la preda raccontando storie prima che l’altro lo faccia secco, rivela la propria fascinazione per gli attimi finali delle sue vittime; per i loro occhi che esprimono l’affannosa ricerca del significato nascosto nella vita destinata a finire. Ma lui, come tutti gli altri, è un semplice osservatore a cui non è dato sapere. Può solo vivere, andare avanti senza fermarsi.

La ballata di Buster Scruggs
La ballata di Buster Scruggs – Le spoglie mortali – Fonte: filmpost.it

Come la diligenza che non può interrompere la sua corsa per alcuno motivo, così l’esistenza umana è un viaggio senza interruzioni verso il fatal destino. Ed ecco che il conducente ignora il giocatore di poker, che gli chiede di fermare la corsa per prestare soccorso alla donna in preda ad una sincope. Il conducente, che non si vedrà mai in volto, rimane impassibile, tutto preso a traghettare i sui ospiti come fa Caronte per le anime nell’Ade.

A fine corsa, quando è ormai buio, i due cacciatori di teste discutono scherzosamente su dove sistemare il loro carico prezioso, spaventando ancora una volta gli altri passeggeri. A questi, pur timorosi, non rimane altro che entrare in albergo, mentre i due killer già trascinano su per le scale il corpo senza vita di loro proprietà, illuminati da una luce intensa, misteriosa, che proviene dal piano superiore. Una volta entrati, il francese richiude la porta dietro di se con una scrollata di spalle e un respiro profondo, perchè qualunque cosa si faccia e si dica non ci si può opporre a quel che è già scritto. Le storie degli uomini, per quanto diverse, hanno tutte lo stesso finale.

Testo di Michele Lamonaca

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